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Il giorno delle cose belle

Piccole storie di straordinaria bellezza

Ho deciso di dedicare un giorno alle cose belle. Sarà un giorno in cui condividerò con voi le immagini, le storie, i ricordi di cose belle trovate qua e là, quelle cose che ci strappano un sorriso, ci regalano una dolce emozione o ci sommergono con la tenerezza della commozione. Insomma quei semplici gesti di pura umanità, che possano farci ricordare il senso della vita.

Che possano “risvegliarci” dallo stato vegetativo in cui, a volte, a causa della routine quotidiana rischiamo di scivolare e allora diventa importante parlare di certe cose

Non se ne può più di cattiverie, di immagini feroci, di crudeltà. Per carità queste cose esistono e bisogna averne consapevolezza, ma se veniamo nutriti solo di brutture e cattiveria finirà che ci inaridiamo e ci imbruttiamo tutti.

Perché esiste l’altra faccia della medaglia, solo che non fa rumore, non fa scalpore, ma, che invece potrebbe, se solo ci si credesse di più, fare la differenza. Magari riflettere su quanto può essere importante, compiere ogni giorno, nell’assoluta normalità, un gesto di gentilezza, di altruismo, di generosità. Piccole cose quotidiane di incondizionato amore, che fanno bene a noi e possono rendere il mondo che ci circonda più bello.

Siamo circa 7 miliardi di persone nel mondo e certamente non siamo 7 miliardi di brave persone, ma per quanti cattivi, pericolosi e spietati uomini possano esserci, ci sono miliardi di uomini generosi, accoglienti, amorevoli. E se state pensando che sono una minoranza, bene, io sono sempre stata a favore delle minoranze.

Voglio fare questa cosa insieme a voi, aiutatemi a trovare storie che possano essere d’esempio e di ispirazione per ognuno di noi, per rendere il mondo, non dico tanto, ma un po’ più bello di come siamo abituati a vederlo. Il perché abbiamo tanto bisogno di cose belle ve lo racconto in questo post

Abbiamo bisogno di cose belle

L’ispirazione per questo iniziativa mi è arrivata leggendo un post ribloggato da Tempi moderni e scritto da  Ilmondodishiver.wordpress.com. 

Un post bellissimo, che non solo mi ha commossa , ma ha smosso qualcosa dentro di me e allora ho deciso di condividerlo con voi, sperando che sia solo il primo di una lunga serie.

   Ho deciso di andare alla ricerca di queste piccole storie di straordinaria bellezza, che non ci fanno perdere la speranza in un mondo migliore e che possano essere per noi fonte di ispirazione.

Leggetelo e vi sfido a non commuovervi…prima però, vi chiedo di aiutarmi nella ricerca, segnalandomi le storie di umana bellezza che vi capita di leggere. Sarebbe meraviglioso se si riuscisse a coinvolgere molti blogger in questa iniziativa per poter Insieme dedicare tanti giorni alle cose belle.

Il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij  affermava cheLa bellezza salverà il mondo“. Chissà magari aveva ragione! 

 Tra il bello e il bene esiste un legame misterioso, inafferrabile e indistruttibile.(A.Oppo)

Vi auguro una buona lettura e se questo post vi è piaciuto condividete più siamo meglio è 🙂

  Sarà un tramezzino che vi seppellirà

Se un sogno è il tuo sogno…

Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione.

Massimo Gramellini. Fai bei sogni

Hugo Cabret

“Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono.

Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu!”

Hugo Cabret ,Martin Scorsese, 2011

La bellezza di quelle mattine

«Se solo uno pensa alla necessaria solitudine… Le lunghe pause del dubbio…E quei momenti di felicità così gratuiti…
Sorriso sognante:
O la felicità dell’alba, i giorni in cui l’idea ti fa saltar giù dal letto… Perché non è il gallo a svegliarti, né il camion della spazzatura… Non è neppure la prospettiva del premio o l’ambizione di lasciare una traccia… È l’urgenza di quel piccolo tocco di scalpello a cui pensavi quando ti sei addormentato…quella pennellata di ocra rosso all’angolo destra della tua tela, lassù in cima…Ecco cosa ti fa saltar giù dal letto! Il suono inebriante di una nota, che cambierà tutto…un nonnulla in punta di penna, forse una virgola, una semplice virgola…una sfumatura essenziale…il minuscolo dell’opera…una cosa da niente…solo la necessità…Dio mio, la bellezza di quelle mattine necessarie, nella casa addormentata…»
Daniel Pennac

Eravamo nello stesso amore…

Eravamo nello stesso amore, in quel momento – non abbiamo fatto altro, per anni. La sua bellezza, i suoi pianti, la mia forza, i suoi passi, il mio pregare – eravamo nello stesso amore. La sua musica, i miei libri, i miei ritardi, i suoi pomeriggi da solo – eravamo nello stesso amore. L’aria in faccia, il freddo nelle mani, le sue dimenticanze, le mie certezze – eravamo nello stesso amore.
Alessandro Baricco – Emmaus

Io abito la Possibilità

Io abito la Possibilità
una casa più bella della prosa
più ricca di finestre
superbe le porte

E’ fatta di stanze simili a cedri
che lo sguardo non possiede

Come tetto infinito
ha la volta del cielo

La visitano ospiti squisiti
la mia sola occupazione
spalancare le mani sottili
per accogliervi il Paradiso


Emily Dickinson

Ho perso il mio dolore…

Ho pianto perché il processo grazie al quale sono divenuta donna è stato doloroso.

Ho pianto perché non sono più una bambina con la fede cieca di una bambina.

Ho pianto perché i miei occhi sono aperti sulla realtà.

Ho pianto perché non posso più credere e io amo credere.

Posso ancora amare appassionatamente anche senza credere. Questo significa che amo umanamente.

Ho pianto perché d’ora in avanti piangerò meno.

Ho pianto perché ho perso il mio dolore e non sono ancora abituata alla sua assenza.

Anais Nin

Milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai…

Prendi uno scrittore talentuoso, un tale Alessandro Baricco, che scrive un meraviglioso monologo per il teatro. Metti il monologo in mano ad un regista, uno di quelli bravi, un certo Giuseppe Tornatore, che scrive la sceneggiatura e affida la colonna sonora ad un compositore che si chiama Ennio Morricone.

Il risultato è un film meravigliosamente poetico e struggente La leggenda del pianista sull’oceano.

Uno di quei rari casi in cui non esiste la diatriba è meglio il libro, è meglio il film. Io li ho amati moltissimo entrambi.

Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine… la fine! Per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello su quella scaletta, e io ero grande, con quel bel cappotto, facevo il mio figurone. E non avevo dubbi, che sarei sceso, non c’era problema… Non è quello che vidi che mi fermò Max, è quello che non vidi… puoi capirlo? Quello che non vidi… in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine… C’era tutto. Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello: la fine del mondo.

Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano? I tasti finiscono! Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti loro. Tu sei infinito. E dentro quegli 88 tasti, la musica che puoi fare è infinita. Questo a me piace. In questo posso vivere.

Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti… Milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai… E questa è la verità… che non finiscono mai. Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato. Quello è il pianoforte su cui suona Dio…

Cristo, ma le vedevi le strade?! Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo: come fate voialtri laggiù a sceglierne una? A scegliere una donna… una casa… una terra che sia la vostra… un paesaggio da guardare… un modo di morire… Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è! Ma non avete paura voi di finire in mille pezzi solo a pensarla a quella enormità? Solo a pensarla… a viverla! Io ci sono nato su questa nave… e vedi anche qui il mondo passava… ma a non più di 2000 persone per volta. E di desideri ce n’erano! Ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita… Io ho imparato a vivere in questo modo.

La terra, è una nave troppo grande per me… È… è una donna troppo bella… È un viaggio troppo lungo… È un profumo troppo forte… È una musica che non so suonare… Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita.

La leggenda del pianista sull’oceano.  Giuseppe Tornatore  (1998) tratto dal monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco.