Un solo vero autentico swing…

Dentro ciascuno di noi c’è un solo vero autentico swing, una cosa con cui siamo nati, una cosa che è nostra e nostra soltanto, una cosa che non ti può essere insegnata e non si impara, una cosa che va ricordata sempre e col tempo il mondo può rubarci quel nostro swing che può finire sepolto dentro di noi sotto a tutti i nostri avrei voluto e potuto e dovuto… c’è perfino chi si dimentica com’era il suo swing. 
Sì, c’è perfino chi se lo dimentica com’era. Tu continua a fare lo swing.

La leggenda di Bagger Vance , Robert Redford ,2000
Annunci

Milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai…

Prendi uno scrittore talentuoso, un tale Alessandro Baricco, che scrive un meraviglioso monologo per il teatro. Metti il monologo in mano ad un regista, uno di quelli bravi, un certo Giuseppe Tornatore, che scrive la sceneggiatura e affida la colonna sonora ad un compositore che si chiama Ennio Morricone.

Il risultato è un film meravigliosamente poetico e struggente La leggenda del pianista sull’oceano.

Uno di quei rari casi in cui non esiste la diatriba è meglio il libro, è meglio il film. Io li ho amati moltissimo entrambi.

Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine… la fine! Per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello su quella scaletta, e io ero grande, con quel bel cappotto, facevo il mio figurone. E non avevo dubbi, che sarei sceso, non c’era problema… Non è quello che vidi che mi fermò Max, è quello che non vidi… puoi capirlo? Quello che non vidi… in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine… C’era tutto. Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello: la fine del mondo.

Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano? I tasti finiscono! Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti loro. Tu sei infinito. E dentro quegli 88 tasti, la musica che puoi fare è infinita. Questo a me piace. In questo posso vivere.

Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti… Milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai… E questa è la verità… che non finiscono mai. Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato. Quello è il pianoforte su cui suona Dio…

Cristo, ma le vedevi le strade?! Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo: come fate voialtri laggiù a sceglierne una? A scegliere una donna… una casa… una terra che sia la vostra… un paesaggio da guardare… un modo di morire… Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è! Ma non avete paura voi di finire in mille pezzi solo a pensarla a quella enormità? Solo a pensarla… a viverla! Io ci sono nato su questa nave… e vedi anche qui il mondo passava… ma a non più di 2000 persone per volta. E di desideri ce n’erano! Ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita… Io ho imparato a vivere in questo modo.

La terra, è una nave troppo grande per me… È… è una donna troppo bella… È un viaggio troppo lungo… È un profumo troppo forte… È una musica che non so suonare… Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita.

La leggenda del pianista sull’oceano.  Giuseppe Tornatore  (1998) tratto dal monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco.

“Sai quel posto che sta tra il sonno e la veglia, dove ti ricordi ancora che stavi sognando? Quello è il luogo dove ti amerò per sempre…”

Buon Compleanno Robin.

Il 21 luglio 1951 nasce a Chicago Robin McLaurin Williams.

La passione per il teatro, porta il giovane Williams a New York, dove studia recitazione presso la Juilliard School . Completati gli studi si trasferisce a San Francisco, dove intraprende la carriera di attore teatrale.

Bastano due brevi apparizioni nella serie televisiva Happy Days per fare intuire al produttore e regista Garry Marshall che quel buffo alieno piaceva molto al pubblico…

Nasce così una delle serie televisive più famose Mork & Mindy. Robin Williams con il suo Mork che, su un uovo viene da Ork, conquista presto il cuore di milioni di telespettatori nel mondo.

Quelli della mia generazione, lo ricordano bene l’alieno, dal cuore umano più di qualunque umano, che dormiva a testa in giù e compariva fra i terrestri, allargando le dita e dicendo Na-no Na-no.

… certi cambiamenti non sono necessari, vede: molti terrestri si cambiano perché non credono di apparire bene agli altri, mentre il vero problema è che non appaiono bene proprio a se stessi. Peccato! E con questo arrivederci alla prossima puntata! Nano, nano! 

Il primo ruolo importante al cinema arriva nel 1980 quando Robert Altman lo sceglie per il film Popeye – Braccio di Ferro.

Il film non venne particolarmente apprezzato dalla critica, ma consentì a Robin Williams, grazie alla sua magnifica interpretazione, di farsi notare e di ottenere altri ruoli per film importanti.

Nel 1987, il regista Barry Levinson in Good Morning, Vietnam, lascia libero Williams di improvvisare. Il risultato è una meravigliosa interpretazione del disc jockey dell’aviazione Adrian Cronauer,  grazie alla quale ricevette la sua prima nomination agli Oscar.

Continua a leggere ““Sai quel posto che sta tra il sonno e la veglia, dove ti ricordi ancora che stavi sognando? Quello è il luogo dove ti amerò per sempre…””

Vittorio De Sica: Lo sguardo del grande cinema italiano

Un maestro, un mito, un padre del grande cinema italiano. Attore per necessità, regista per vocazione, Vittorio De Sica dopo il successo avuto con il cinema dei telefoni bianchi, si trova alla fine della guerra a fare i conti con una nuova realtà: la realtà del secondo dopoguerra italiano.

È una realtà che si offre allo sguardo del cinema, senza veli, senza sconti, senza falsi pudori. Proprio per questo, diventa necessario saperla cogliere, rivoluzionare lo sguardo, spogliarlo da qualunque cliché, renderlo parte del tutto. Le scenografie naturali, delle strade devastate dalle bombe, sono una realtà ingombrante, ma cosi palpitante da non potersi ignorare. Nessun altro set, se non quelle strade stesse, avrebbe potuto ispirare e far raccontare quell’esistenza in modo più poetico.

Questa, fu la geniale intuizione di registi quali : Rossellini, De Sica, Visconti, che videro oltre quell’istanza, il ricongiungersi dei corpi alle proprie anime, tre anime diverse ma accomunate dallo stesso intento. Così, avviene che, i cumuli delle macerie lasciate dalla guerra, diventano il luogo in cui l’esistenza si tramuta in arte. E fu una rivoluzione chiamata:Neorealismo.

Luchino Visconti- Vittorio De Sica- Roberto Rossellini

   Un giorno Zavattini mi dice «È uscito un libro di Luigi Bartolini, leggilo, c’è da prendere il titolo e lo spunto.» Era Ladri di biciclette… Quel soggetto mi appassionava profondamente…

Il mio scopo è di rintracciare il drammatico nelle situazioni quotidiane, il meraviglioso nella piccola cronaca, anzi nella piccolissima cronaca, considerata dai più come materia consunta. Che cos’è infatti il furto di una bicicletta, tutt’altro che nuova e fiammante per giunta? A Roma ne rubano ogni giorno un bel numero e nessuno se ne occupa giacché nel bilancio del dare e dell’avere di una città chi volete che si occupi di una bicicletta? Eppure a molti che non possiedono altro, che ci vanno al lavoro, che la tengono come l’unico sostegno nel vortice della vita cittadina, la perdita della bicicletta è un avvenimento importante, tragico, catastrofico.

Vittorio De Sica

Quel drammatico che diventa meraviglioso, travalica i confini nazionali, su una bicicletta, che nessuno potrà mai scordare, consegnando a Vittorio De Sica il suo secondo Oscar (il primo lo vinse nel 1948 con Sciuscià).

Sul set di Ladri di biciclette (1948)

Nel 1951 De Sica ci regala Miracolo a Milano tratto dal romanzo di Zavattini Totò il buono. Una meravigliosa favola in cui il protagonista sogna un mondo dove «Buongiorno voglia davvero dire buongiorno». Pura poesia, la celeberrima scena finale in cui i protagonisti volano, a cavallo delle scope che hanno appena sottratto a dei netturbini, per raggiungere quel paese immaginario tanto desiderato.

Miracolo a Milano

Alla magia di questa scena e a De Sica, si è ispirato Steven Spielberg per il film ET. I protagonisti, con a capo l’amato extraterrestre, voleranno in cielo in sella a delle biciclette.

Il 1952 è l’anno di Umberto D, un tributo del regista al padre, Umberto De Sica . Un film in cui si raccontano le difficoltà economiche e la moderna solitudine di un pensionato a cui resta solo il conforto del suo cagnolino, ed è proprio grazie a lui che ritroverà la voglia di vivere.

Un capolavoro assoluto, una denuncia sociale che non risparmiò a De Sica critiche e vessazioni, da parte dei rappresentanti politici dell’epoca. La pellicola scatenò le ire dell’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega agli spettacoli; un giovanissimo (33 anni) Giulio Adreotti, che, per la rivista Libertas, scrisse un lungo articolo avvelenato, in seguito sintetizzato nella frase “I panni sporchi si lavano in famiglia“. A cui De Sica, difendendo la sua opera rispose : «Non mi è sembrato eccessivo, che tutte le circostanze fossero contrarie al mio triste eroe. Accade così, nella vita dell’uomo, che alterna giornate tutte fortunate ad altre tutte avverse. Umberto D. , per me, non va quindi considerato alla stregua di un caso limite».

Sul set di Umberto D

Con questo film si chiude il periodo neorealista per De Sica e si apre un nuovo ciclo.

Girerà ancora tre film Stazione Termini(1953), L’oro di Napoli (1954) e Il Tetto (1955) e poi per qualche anno si dedicherà, suo malgrado, solo alla recitazione. Sono gli anni del neorealismo rosa che lo vedranno interprete dei vari Pane, amore e …. ma sono anche gli anni in cui ci regalerà una delle sue interpretazioni più intense, sotto la regia di Roberto Rossellini con Il generale della Rovere (1959).

Il generale Della Rovere

Il film narra un episodio della Resistenza tratto da un racconto di Indro Montanelli.

Due giganti insieme, De Sica e Rossellini, uno davanti e l’altro dietro la macchina da presa, riusciranno ad unire in modo magistrale, la commedia al dramma, ma ancora una volta non mancheranno polemiche e critiche.

Il film si aggiudica il Leone d’Oro a Venezia in ex equo con “La grande guerra” di Mario Monicelli.

Sono passati cinque anni dalla sua ultima regia è il 1960 e Vittorio De Sica torna dietro la macchina da presa con La ciociara tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia

All’epoca Sophia Loren ha solo 25 anni, quando inaspettatamente Vittorio De Sica le propone il ruolo di Cesira, un ruolo intenso e drammatico.

Senza De Sica, non sarei mai diventata quella che sono…

Quando lo incontrai a Cinecittà, mi interrogò dicendo “interessante”, ma in realtà mi osservava con il suo terzo occhio, quello attento a scovare l’attore dietro l’apparenza.

Sophia Loren

Con questo film la Loren vinse l’Oscar come migliore attrice protagonista.

Nel 1963 dirige ancora la Loren insieme a Marcello Mastroianni nel film Ieri, oggi e domani. Il film è articolato in tre episodi ambientati in tre grandi città italiane : Adelina, ambientato a Napoli, Anna a Milano e Mara ambientato a Roma. Il soggetto degli episodi fu affidato a tre grandi personaggi del mondo culturale dell’epoca: Eduardo De Filippo, Alberto Moravia e Cesare Zavattini.

L’episodio ambientato a Roma è reso celebre dalla scena  dello spogliarello di Mara

Tre spaccati di vita per uno dei capolavori del cinema italiano con il quale Vittorio De Sica si aggiudicherà il terzo Oscar.

E poi, il quarto Oscar arriva nel 1972 con Il giardino dei Finzi Contini tratto dal romanzo di Giorgio Bassani., in cui si racconta la drammatica storia della persecuzione di una famiglia ebrea ferrarese durante il fascismo.

Il giardino dei Finzi Contini, 1970

Un autorevole cineasta di profilo internazionale, una carriera che non è riconducibile a quella di nessun’altro regista. Nel 1973 Vittorio De Sica vince il David europeo alla carriera, per aver “illustrato la patria e aver reso il cinema, con il suo grande talento e la sua grande umanità, un’arte con la A maiuscola”.

Il suo ultimo film è Il viaggio (1973), tratto da una novella di Luigi Pirandello. interpretato ancora da Sophia Loren, accanto a Richard Burton.

Durante le riprese del film De Sica scopre di avere un tumore ai polmoni, ma nonostante questo continuerà a lavorare a quello che sarà il suo ultimo film.

Morirà il 13 novembre 1974 in Francia.

In cinquant’anni di carriera ha vinto quattro Oscar, una Palma d’oro a Cannes e un Orso d’Oro a Berlino.  Attore in ben 158 pellicole, regista di 34 tra lungometraggi e film a episodi, è stato il primo vero grande divo moderno.

Bello spavaldo e sciupafemmine nei film degli anni trenta che lo rendono popolare, regista raffinato e moderno, padre del Neorealismo cinematografico italiano fino ad arrivare ai film della sua maturità. In mezzo secolo di storia del cinema, De Sica ha saputo rappresentare distinguendosi, l’Italia e gli italiani dell’anteguerra, l’immagine devastata e devastante del dopoguerra fino ad arrivare agli anni del boom economico. Senza perdere mai quello sguardo attento e umano che gli ha consentito di mettere in mostra: la comicità, la drammaticità, il sogno e la realtà più crudele.

Di lui, insieme ai suoi capolavori ci resta un’idea di cinema puro, di un cineasta attento, scrupoloso e geniale. Intramontabile e indimenticabile.

Il gigante melanconico: Vittorio Gassman

(1 settembre 1922- 29 giugno 2000)

Bello e sicuro di sé, sfrontato e temerario, ambizioso e arrogante, bugiardo e affascinante, goffo e balbuziente, imponente e beffardo, ironico e pungente.

Se si volesse dipingere un quadro con tutti i personaggi interpretati da questo immenso attore, non basterebbero tutte le tavolozze dei colori per delinearne le infinite sfumature. Attraversare la carriera di Vittorio Gassman vuol dire percorrere le infinite strade possibili dell’essere umano.

Con oltre 110 film e innumerevoli rappresentazioni teatrali, Gassman attraversa con eleganza e maestria tutti i generi, passando con estrema disinvoltura dal tragico, al comico, al grottesco grazie alla sua innata dote istrionica.

Ha solo ventun anni, quando calca per la prima volta le tavole di un palcoscenico, è il 1943 e recita con Alda Borelli nella Nemica di Dario Niccodemi.  Da quella prima volta Gassman alterna teatro e cinema e il primo grande successo cinematografico arriva grazie a Riso amaro film di Giuseppe De Santis del 1949, dove interpreta Walter personaggio cinico e spietato che il mattatore, rende talmente credibile, al punto che per anni gli resta addosso lo stereotipo del “cattivo”.

Riso amaro

Fino a quando nel 1958 Mario Monicelli lo vuole a tutti i costi nel film I soliti ignoti.

Continua a leggere “Il gigante melanconico: Vittorio Gassman”

Buona domenica!

Domani uscirà il primo capitolo di questo racconto scritto con i titoli e i dialoghi dei film…noir, sentimentale, ironico, originale…sono stati usati tanti aggettivi per definirlo, quando è stato pubblicato nel volume “Sapore di Cinema”.

Io l’ho scritto per divertimento e spero possiate divertirvi leggendolo. L’appuntamento con il blog novel sarà bisettimanale ogni lunedì e giovedì. Buona lettura!

The Broken Key

La magia del cinema…

“L’abbraccio continua.
Alcuni occhi sono confusi, altri profondamente commossi ed altri splendono nel vero Silenzio… guardare ognuno di essi è un dono indescrivibile.
Tanta Saggezza mi sta avvolgendo in questi giorni… continuando a insegnarmi, a un livello sempre più sottile, quanto sia limitante l’ego e quanto vitale l’Amore, la capacità di accogliere il mondo che ci circonda per, automaticamente, giungere al centro di noi stessi.
Come canna di bambù che si adatta al vento divino come all’intemperie, continuo in questa meravigliosa lotta, accogliendo anche il rischio di spezzarmi.
Stiamo facendo pensare, e questo è meraviglioso.” (Diana Dell’Erba)

#LouisNero #TheBrokenKeyokthe broken key2