Sapore di Cinema

Sapore di Cinema

Copertina_DATTIS Intera

 

Il meccanismo cinematografico cattura chiunque entri nel suo raggio d’azione, attraverso l’esibizione di un mondo, che sia fantastico o ancor meglio realistico,
facendo leva sulla brama con cui dirigiamo il nostro sguardo, ma siamo anche diretti, perché la riproposta di un “frammento di vita”, che sia archetipico o stereotipato, risponde ai bisogni profondi del nostro immaginario, delle nostre fantasticherie, dei nostri desideri più reconditi.

Sapore di Cinema è un racconto interamente scritto utilizzando titoli di film, 923 per l’esattezza. Il risultato è una storia “sui generis”.

Questo libro oltre al racconto, raccoglie secondo filoni tematici, 999 battute tra le più belle della storia del Cinema.
È bellissimo scoprire come a volte poche parole, possano evocare una scena, un’emozione, un ricordo, un sorriso, fino ad entrare nel nostro linguaggio quotidiano.
E poi… non basta, perché il cinema è un mondo nel mondo e del mondo racchiude tutto.
La terza parte è dedicata alle poesie nel cinema.
Da Neruda a Carver, da Massimo Troisi a Robin Williams, passando attraverso Whitman per giungere a Pasolini, nove poesie per nove film, chiudono questo libro.

Copertina_DATTIS_solo FRONTE (1)
Falco Editore, 2014 , 256 pag. 

 

http://www.mondadoristore.it/Sapore-di-cinema-Marilena-Dattis/eai978886829077/

 

INTRODUZIONE

Era il 28 dicembre 1895, quando Louis Lumière diede inizio a regolari rappresentazioni presso il Grand Café sul Boulevard des Capucines a Parigi. Con un apparecchio estremamente semplice, azionato da una manovella che egli stesso definì un dispositivo che serve per ottenere la visione di spettacoli cinematografici, e che chiamò cinematografo, che significa scrittura, impressione del movimento attirò le folle che si accalcavano all’ingresso del locale per vedere quella che sarebbe stata definita come la meraviglia del secolo.
Così, molto brevemente, nasce il Cinema, che da quel giorno non ha mai spesso di stupire e di coinvolgere lo spettatore, attraverso le proprie immagini.
Quelle immagini, a volte visionarie, oniriche, a volte crude, irriverenti o comiche, che utilizzano gli stessi strumenti che adopera la nostra mente, e che attraversano tutta la gamma delle emozioni umane; facendo leva sui ricordi della memoria, alimentando la nostra fantasia e la nostra immaginazione.
E se ci riesce così bene è perché comunica direttamente con l’immaginario attraverso l’immaginario che è il racconto filmico.
Lo spettatore di un film è sempre pienamente consapevole di assistere su una poltrona ad uno spettacolo cinematografico, ad una illusione di realtà; ma, il fenomeno sorprendente è che l’ illusione di realtà, non intacca minimamente il “senso” di realtà.
È lo stesso meccanismo cinematografico a disporsi come una trappola, pronta a catturare chiunque entri nel suo raggio d’azione, attraverso l’esibizione di un mondo, che sia fantastico o realistico, facendo leva sulla brama con cui dirigiamo il nostro sguardo, ma siamo anche diretti, perché la riproposta di un “frammento di vita”, che sia archetipico o stereotipato, risponde a dei bisogni profondi. Quelli del nostro immaginario, delle nostre fantasticherie, dei nostri desideri più reconditi.

Bisogno di sfuggire a se stessi, e cioè di perdersi nel mondo esterno, di dimenticare il proprio limite, di meglio partecipare al mondo…e cioè in fin dei conti di sfuggire a se stessi per ritrovarsi.        Edgar Morin

Ed è impossibile restare indifferenti davanti ad una meraviglia del genere, quelle immagini in movimento proiettate su uno schermo nel buio di una sala, non possono che farci immaginare, sognare, vivere nell’arco di poche ore, mille mondi e mille vite diverse.

«Libera la grande balena che è in te!»
«Quale balena?»
«Quella della tua immaginazione!»
Johnny Depp, in Neverland – Un sogno per la vita, Marc Forster,2004

Ed ecco spiegata in una battuta la “magia” del cinema.

Questo libro vuole essere un omaggio alle “parole” del cinema e nasce dalla mania che ho sempre avuto, nel corso degli anni, di appuntarmi, ovunque mi trovavo e su qualsiasi supporto, le battute cinematografiche che più mi incuriosivano o mi emozionavano.

Divertendomi a utilizzarle nelle serate con i miei amici cinefili e sollecitandoli a fare lo stesso, in una sorta di botta e risposta, durante le lunghe chiacchierate sulle “follie del cinema.”
È bellissimo scoprire come a volte poche parole, possano evocare una scena, un’emozione, un ricordo, un sorriso, fino ad entrare nel nostro linguaggio quotidiano.

A chi non è mai capitato di utilizzare la frase : Domani è un altro giorno!  O Provaci ancora Sam.

E allora un giorno, ho deciso di raccogliere tutte le frasi e di cercarne nuove, le più singolari, le più divertenti, le più profonde – o semplicemente le più famose – e di metterle insieme. Dandomi volutamente un limite, per evitare che diventasse una storia infinita visto l’ interminabile serbatoio offerto dal cinema. Per cui, decido non più di mille, anzi 999.
Così nasce la parte centrale di questo libro, il cui lavoro di riordino e di ricerca mi ha portato a vedere e rivedere tutti i film vecchi e nuovi che mi capitavano a tiro, di cercare le sequenze che più erano rimaste impresse nella mia memoria.

E poi… non basta, perché il cinema è un mondo nel mondo e del mondo racchiude tutto.

Il cinema è un arte e come tutte le arti capace di suscitare emozioni e sentimenti. Ma, rispetto alle altre arti ha un grande privilegio: le racchiude tutte. La pittura, la scultura, l’architettura, la musica, la danza la poesia… ed è anche questo l’irresistibile fascino della settima arte.

Non importa quanto angusta sia la porta,
quanto impietosa la sentenza,
sono il padrone del mio destino,
il capitano della mia anima.

E’ difficile restare indifferenti a versi come questi.
Se poi a citarli è Morgan Freeman che interpreta Nelson Mandela nel bellissimo film: Invictus – L’invincibile, ecco che si capisce bene , la definizione di Roland Barthes, quando parla di quel festival delle emozioni che si chiama film.
E allora, perché non ricordarle , perché non inserire, alcune delle poesie più belle, in un libro che vuole essere innanzitutto un omaggio al Cinema.
Così la terza parte è dedicata alle poesie nel cinema, la cui scelta non è stata facile. Da Neruda a Carver, da Massimo Troisi a Robin Williams, passando attraverso Whitman per giungere a Pasolini, nove poesie per nove film, chiudono questo libro.

Un capitolo a parte, andrebbe scritto solo per riportare invece le vicissitudini del racconto che questo libro lo apre e a cui dà il titolo: Sapore di Cinema.
Ma vedrò di riassumerle brevemente.

Il racconto, interamente scritto utilizzando titoli di film, 923 per l’esattezza, ma questo l’ho scoperto solo nel momento in cui ho redatto la filmografia, in realtà, è nato molto tempo fa e per molti anni è rimasto chiuso in un cassetto.
Ogni tanto veniva tirato fuori, spiato e richiuso, quasi con una forma di pudore, per qualcosa che poteva sembrava maniacale, come la mia passione per il cinema.
Quando ogni tanto, trovavo il coraggio di parlarne con le persone a me più vicine, percepivo attraverso i loro sguardi e la loro perplessità, quanto doveva sembrare folle un’operazione del genere.
A me sembrava solo un atto d’amore, quelle cose che si fanno, perché dentro, qualcosa quei film ti hanno lasciato, perché quei titoli da soli raccontano una storia; che non è solo la storia raccontata nel film, ma è la storia del Film.

La creazione della sceneggiatura, e poi… l’ansia delle riprese, la luce giusta, l’apprensione  del regista, le ore di attesa degli attori tra un ciak e l’altro, i tecnici, i macchinisti, costumisti, truccatori. Insomma un “mondo”, per raccontare un sogno, un mito, una storia vera… da racchiudere in un titolo.

E quei titoli spesso mi giravano nella testa. All’inizio, con carta e penna, cominciarono a diventare delle frasi e a raccontarmi delle microstorie. Finché un giorno non ho deciso di sedermi al computer e di lasciare che si raccontassero da sole. Così nasce il bell’Antonio di professione reporter, che ha da subito avuto tutta la mia simpatia per la sua predisposizione ai guai. Mentre il racconto prendeva forma attraverso i suoi personaggi, ecco che ogni tanto quei personaggi, quasi autonomamente, parlavano utilizzando le battute dei film segnalati all’interno di questo libro in corsivo con la nota a piè di pagina che riporta il titolo del film corrispondente.

Una lucida follia, quell’insostenibile leggerezza dell’essere che provavo scrivendolo e che probabilmente, non avrebbe mai visto la luce se non ci fosse stato l’incontro con gli amici di Sapore di Cinema.

   Mi piace svegliarmi la mattina e non sapere cosa mi capiterà o chi incontrerò, dove mi ritroverò. Proprio l’altra notte ho dormito sotto un ponte e ora mi trovo qui, sulla più imponente nave del mondo a bere champagne insieme a delle persone raffinate come voi…

Leonardo Di Caprio in Titanic,  James Cameron, 1997.

E poi un giorno si decide insieme di formare un gruppo,  che riunisce appassionati e “gente di cinema” che si occupa di tutte le attività che ruotano intorno alla “macchina cinema”. E bisognava dare un nome a questo nuovo gruppo di lavoro, ed allora un po’ timidamente ho proposto il nome che avevo scelto per il mio racconto.

Voglio ringraziare tutti gli amici di questo nuovo gruppo di lavoro, intanto per aver voluto che io mantenessi il titolo Sapore di Cinema, ma soprattutto per avermi sostenuto ed aiutato nella stesura di questo lavoro, con suggerimenti, segnalazioni e notti insonni a vedere film.

Speriamo che chiunque abbia tra le mani questo libro, possa trovarci un rigo, una battuta, un nome, che gli faccia ricordare un emozione o semplicemente che gli riporti alla mente l’incanto del Cinema.

L’autrice

«Lo dobbiamo ricordare. Dobbiamo ricordarlo a tutti com’è bello.»

«Cos’è che è bello?»

«Leggi il giornale, che cosa dice? Tutto male, è tutto brutto. Hanno dimenticato che cos’è la vita, hanno dimenticato cosa significhi essere vivi. Bisogna che qualcuno gli ricordi, gli ricordi cos’è che hanno e cos’è che potrebbero perdere. Io sento la gioia della vita, il dono della vita, la libertà della vita, la meraviglia della vita.

Robert De Niro e Robin Williams. Risvegli. Penny Marshall. 1990

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