L’arrivo

Limite infinito

l'arrivo-2005 Foto di Erwin Olaf

Squarci di tempo  immobile,

sguardi distanti,

oltre l’attesa.

Giuseppe Perrone

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Milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai…

Prendi uno scrittore talentuoso, un tale Alessandro Baricco, che scrive un meraviglioso monologo per il teatro. Metti il monologo in mano ad un regista, uno di quelli bravi, un certo Giuseppe Tornatore, che scrive la sceneggiatura e affida la colonna sonora ad un compositore che si chiama Ennio Morricone.

Il risultato è un film meravigliosamente poetico e struggente La leggenda del pianista sull’oceano.

Uno di quei rari casi in cui non esiste la diatriba è meglio il libro, è meglio il film. Io li ho amati moltissimo entrambi.

Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine… la fine! Per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello su quella scaletta, e io ero grande, con quel bel cappotto, facevo il mio figurone. E non avevo dubbi, che sarei sceso, non c’era problema… Non è quello che vidi che mi fermò Max, è quello che non vidi… puoi capirlo? Quello che non vidi… in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine… C’era tutto. Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello: la fine del mondo.

Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano? I tasti finiscono! Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti loro. Tu sei infinito. E dentro quegli 88 tasti, la musica che puoi fare è infinita. Questo a me piace. In questo posso vivere.

Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti… Milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai… E questa è la verità… che non finiscono mai. Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato. Quello è il pianoforte su cui suona Dio…

Cristo, ma le vedevi le strade?! Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo: come fate voialtri laggiù a sceglierne una? A scegliere una donna… una casa… una terra che sia la vostra… un paesaggio da guardare… un modo di morire… Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è! Ma non avete paura voi di finire in mille pezzi solo a pensarla a quella enormità? Solo a pensarla… a viverla! Io ci sono nato su questa nave… e vedi anche qui il mondo passava… ma a non più di 2000 persone per volta. E di desideri ce n’erano! Ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita… Io ho imparato a vivere in questo modo.

La terra, è una nave troppo grande per me… È… è una donna troppo bella… È un viaggio troppo lungo… È un profumo troppo forte… È una musica che non so suonare… Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita.

La leggenda del pianista sull’oceano.  Giuseppe Tornatore  (1998) tratto dal monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco.

Pensare diversamente

Mi piaceva pensare che i problemi dell’umanità potessero essere risolti un giorno da una congiura di poeti: un piccolo gruppo si prepara a prendere le sorti del mondo perché solo dei poeti ormai, solo della gente che lascia il cuore volare, che lascia libera la propria fantasia senza la pesantezza del quotidiano, è capace di pensare diversamente.

Ed è questo di cui avremmo bisogno oggi: pensare diversamente.”

Tiziano Terzani

Sorridi donna

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà:
un bacio di mamma
un battito d’ali
un raggio di sole per tutti.
Alda Merini

Alla vita

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

Nazim Hikmet