Fabrizio Caramagna. L’ottavo peccato capitale: L’indifferenza.

Quattro chiacchiere tra di noi

Quando alla fine di un’intervista le parole che hai appena ascoltato continuano a risuonarti dentro e ti accompagnano per il resto della giornata, come ti accompagna la tua borsa, i tuoi occhiali da sole, le chiavi della macchina. Come quelle cose delle quali non puoi fare a meno quando esci nel mondo, allora capisci che non è stata la solita intervista e che quelle non erano solo parole.

Quelle parole sono la tastiera sulla quale sto scrivendo, il caffè che ho appena bevuto, i miei appunti sparsi qua e là. Sono i pensieri che trovano un ordine, le emozioni che fluiscono libere, sono le amiche con le quali parlo e il giornale che vorrei leggere la mattina appena sveglia. Sono le persone che incontro per strada, gli occhi che incrociando mi sfiorano, i sorrisi inaspettati in fila al supermercato. Sono un raggio di sole in una giornata grigia e i disegni buffi che si inventano le nuvole.

Non sono mai solo parole, quelle che usa Fabrizio Caramagna, sono emozioni che diventano aforismi, sentimenti che si fanno pagine per i suoi libri. Ma quello che non traspare abbastanza dall’inchiostro e che forse è impossibile mettere su carta, è il suo entusiasmo, la sua voce che si tinge di colori nell’appassionante racconto della sua visione del mondo.

Ho lasciato la mia vita aperta, nel caso tu abbia fame o freddo o sonno o paura. E se non hai niente, qui c’è un tavolo e un cuscino dove puoi distenderti e sentire che suono fanno i nostri respiri quando guardano le stelle.

Fabrizio Caramagna

Vi invito ad ascoltarlo con attenzione fino alla fine, perché i colori che si intrecciano nella sua voce e la passione del suo sentire sono doni ai quali è difficile restare indifferenti…

È questo intreccio di bianco e nero, di bene e male,

di fragilità e meraviglia, di desiderio e disincanto,

di rinuncia e di “vorrei qualcosa di impossibile”. 

È questo intreccio che ci confonde,

e ci fa sentire più sbagliati di tutti gli sbagliati e più vivi di tutti i vivi.

– Fabrizio Caramagna

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 Il ricercatore di meraviglie

 

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Bisogni…

Oggi ho solo bisogno di una mano che misuri la mia febbre di vivere
e di un abbraccio che mi porti in un altro pianeta.

Fabrizio Caramagna

Il ricercatore di meraviglie

Fabrizio Caramagna

Fabrizio Caramagna (ph Mirko Macari)

Il ricercatore di meraviglie

Seguo da anni Fabrizio Caramagna ed amo tutto quello che scrive, con questi presupposti, capirete che non è per me un’impresa semplice, presentarlo. Studioso, traduttore, scrittore,  i suoi aforismi sono apparsi su riviste e antologie internazionali e sono stati tradotti in dodici lingue e altro ancora, ma, queste sono notizie facilmente reperibili su google.

Quello che voglio proporvi oggi sono solo “Quattro chiacchiere tra di noi”.

Perché ti definisci  un ricercatore di meraviglie?

Perché mi piace cercare sempre qualcosa di sorprendente e di imprevisto, qualcosa che, magari è in qualche angolo nascosto della nostra immaginazione e aspetta che noi lo portiamo alla luce. L’aforisma  è un modo di guardare la realtà da un punto di vista completamente differente. Qualcuno dice che l’aforisma è un modo di guardare il mondo a testa in giù, perché  ha sempre qualcosa di paradossale, di imprevisto, qualcosa che ci fa balzare sulla sedia quando lo leggiamo. Un aforista non può mai essere banale o ovvio, per questo mi definisco un ricercatore di meraviglie, perché cerco sempre di scoprire, attraverso le parole, quel qualcosa che ci fa balzare sulla sedia.

E ci riesci benissimo.

Quando ti chiedo cosa fai nella vita, non voglio sapere che lavoro fai. Mi interessa sapere quanta bellezza hai vissuto, che cosa ti tiene sveglio la notte, che cosa ti fa sorridere quando nessuno ti guarda.

Cosa ti fa sorridere quando nessuno ti guarda?

Il cielo azzurro mi fa sempre sorridere. L’altro giorno a Torino tirava un forte vento e c’era un cielo che era una mescolanza di tutti i colori : turchino, pervinca, viola, azzurro, starei a guardarlo meravigliato per ore ed ore. Questa è una cosa che mi fa sorridere.

Quando da bambino ti chiedevano cosa avresti fatto da grande, cosa rispondevi, te lo ricordi?

Questa è una domanda impegnativa. Premetto che diventare adulti è la cosa più difficile del mondo, ci impieghiamo  anni ed anni a diventare adulti. Però ora che ci penso… il marinaio è una cosa che ho sempre adorato, andare in giro per il mare facendo il marinaio.

Vorrei iniziare con te un gioco: il gioco delle parole. Iniziamo proprio con la parola bambino, cosa ti viene in mente?

Alla parola bambino, mi vengono in mente: capriole, fiori e meraviglia.

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