Perché si scrive

Penso che un autore scriva perché ha bisogno di creare un mondo in cui poter vivere. Io non potrei mai vivere in nessuno dei mondi che mi sono stati offerti: il mondo dei miei genitori, il mondo della guerra, il mondo della politica. Dovevo crearne uno tutto mio, come un luogo, una regione, un’atmosfera in cui poter respirare, regnare e ricrearmi quando ero spossata dalla vita. Questa, credo, è la ragione di ogni opera d’arte…

Pochi momenti di comunicazione con il mondo valgono la pena, perché è un mondo per altri, un’eredità per altri, un dono.

Ma scriviamo anche per accrescere la nostra consapevolezza della vita. Scriviamo per lusingare e incantare e consolare altri.

Scriviamo per fare serenata ai nostri amanti. Scriviamo per gustare la vita due volte, nell’istante presente e nel ricordo…

Scriviamo per ampliare il nostro mondo quando ci sentiamo soffocati, o limitati, o soli. Scriviamo come gli uccelli cantano, come il selvaggio danza i suoi rituali. Se nella scrittura non respiri, se non piangi, se non canti, allora non scrivere, perché la nostra cultura non contempla alcuna utilità per la scrittura. Quando non scrivo, sento che il mio mondo si restringe. È come se fossi in prigione. Sento che ho perso il mio fuoco e il mio colore. Deve essere una necessità, come il mare ha bisogno di incresparsi, e io questo lo chiamo respirare.

Anaïs Nin

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In India si dice che l’ora più bella…

In India si dice che l’ora più bella è quella dell’alba, quando la notte aleggia ancora nell’aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l’ uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi, ma non facilmente separabili, sono distinti, ma «non sono due». Come un uomo e una donna, che sono sì meravigliosamente differenti, ma che nell’ amore diventano Uno. 

Tiziano Terzani

Funambola per amore dell’equilibrio

Era diventata funambola per amore dell’equilibrio.
Lei, la cui vita si svolgeva come un filo tortuoso, disseminato di viluppi che intrecciavano e scioglievano tra loro sinuosità della sorte e insipidezza dell’esistenza, eccelleva nell’arte sottile e insidiosa del fare evoluzioni su di una fune tesa.
Non si sentiva mai così a suo agio come quando camminava sul filo a mille piedi dal suolo.
Senza deviare di un solo millimetro dalla rotta.
Era il suo destino.
Avanzare passo dopo passo.
Da un capo all’altro della vita.

Maxence Fermine

Settima poesia verticale,32

Così come non possiamo

sostenere a lungo uno sguardo,

neppure possiamo sostenere a lungo l´allegria,

la spirale dell´amore,

la gratuità del pensiero,

la terra sospesa nel canto.

Non possiamo nemmeno sostenere a lungo

le proporzioni del silenzio

quando qualcosa lo visita.

E ancora meno

quando niente lo visita.

L´uomo non può sostenere a lungo l´uomo,

e neppure quello che non è umano.

E tuttavia può

sopportare il peso inesorabile

di ciò che non esiste.

Roberto Juarroz

Preferisco quelli che…

Preferisco quelli che camminano sulle nuvole 
e parlano al vento.
I pazzi per amore, i visionari
e coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Quelli che pensano fino a sei cose impossibili
e immaginano sempre una porticina dietro una siepe 
e il Bianconiglio ad offrire il the e un orizzonte mai visto.

– Fabrizio Caramagna

Le tue parole erano uomini

Le tue parole erano uomini

In questa notte d’autunno

sono pieno delle tue parole

parole eterne come il tempo

come la materia

parole pesanti come la mano

scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa dalla tua carne

dal tuo cuore

mi sono giunte le tue parole

le tue parole cariche di te

le tue parole, madre

le tue parole, amore

le tue parole, amica.

Erano tristi, amare

erano allegre, piene di speranza

erano coraggiose, eroiche

le tue parole

erano uomini.

(traduzione di Joyce Lussu) Nazim Hikmet
Musica Experience di Ludovico Einaudi- Voce Marilena Dattis